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La Chiesa dei Cappuccini in Erice

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chiesaNello spirito di semplicità evangelica e di austera povertà, le chiese dei Frati Cappuccini, nel loro periodo classico di consolidamento istituzionale (1570-1690),  sono edificate su pianta rettangolare, con due spazi divisi, il coro e la chiesa propriamente detta. Non vi troviamo soluzioni architettoniche antiche come l'abside, presente persino nelle piccole chiese romaniche dei secoli X-XI.

Il materiale predominante nell'arredamento sacro è il legno. Dalle grate che suddividono gli spazi celebrativi degli altari dalla navata centrale sino alla 'mostra' dell'Altare maggiore che isola completamente il coro dei frati, tutto viene realizzato con questo elemento facilmente reperibile e artisticamente plasmabile. Il massimo della perizia nell'arte lignea la troviamo dedicata alla 'custodia' dell'Eucaristia, altrimenti detta 'tabernacolo'. In questo caso gli ebanisti cappuccini diedero il meglio di sé, realizzando autentiche opere d'arte.

absideL'interno della Chiesa dei Cappuccini in Erice, al tempo della soppressione del 1866, ha la seguente macro-strutturazione:
- entrando, sulla destra, troviamo l'altare dedicato a san Giuseppe da Leonessa, con grande tela ad olio;
- dopo il piccolo pulpito, si apre l'altare di sant'Antonio di Padova, poi dedicato a Nostra Signora di Custonaci, con tela ad olio di Felice da Sambuca, cappuccino. Due quadri laterali, sempre del medesimo artista, recano un soggetto molto diffuso nella devozione del XVIII secolo: la buona e la cattiva morte. Dinanzi all'altare del santo di Padova, troviamo la tomba del notabile ericino Antonio Palma (1648), benemerito per la comunità dei Cappuccini, ma al tempo stesso, di contrastata fama presso i propri concittadini, per i suoi tentativi di eliminare le antiche libertà ericine, favorendo una dipendenza feudale dal Vicere palermitano. Da una sua offerta ha origine la grande tela dedicata a sant'Antonio il grande, destinata all'altare maggiore e collocata nel coro dei frati. Una porta conduceva al piccolo cimitero dei frati.
- Si giunge così alla zona centrale, dove l'accesso all'altare aveva come elemento divisorio una cancellata di ferro realizzata nel 1815, sostitutiva di quella classica, lignea. La grande tela, del 1588, a soggetto mariano, raffigura la Vergine Immacolata tra due angeli. Nel registro inferiore troviamo due santi dottori, sulla sinistra e, sulla destra, san Francesco con la santa martire Caterina d'Alessadria.
- Il terzo altare laterale è dedicato a san Fedele da Sigmaringa, protomartire della Congregazione di Propaganda Fide (+ 1622). Nell'area successiva, in corrispondenza frontale con il sunnominato pulpito, si trovava una tela di Nostra Signora della Confusione ovvero, Beata Vergine Addolorata, dipinta da Felice da Sambuca e collocata in una cornice di Pietro Croce.
Nell'avvicinamento alla sacrestia, passando dall'Altare maggiore e dalla porta del coro,
- Il quarto altare laterale è detto anche del Crocifisso, con statua di fra Benedetto da Trapani. Nella zona superiore troviamo un dipinto del Buon pastore, sempre di Felice da Sambuca.
- Sempre sua è la tela che, nel coro sopra la porta che conduce nella sacrestia, e vi è dipinta la Beata Vergine Maria, con il cuore trafitto da una spada, mentre piange sopra il Bambino Gesù, dormiente su una panca, con il petto piagato.
Nell'area destinata alla preghiera, il Coro, i Frati trascorrevano la maggior parte del tempo liturgico e meditativo. Per favorire la meditazione, anche in presenza di forte luce solare, la tradizione prevedeva la presenza di pesanti tende scure che impedivano ai presenti qualsiasi tentativo di lettura alternativa.

particolareUna giornata tipo per la preghiera comunitaria dei Frati, prima della diffusione della luce artificiale, era immersa innanzitutto nelle specificità delle stagioni. La luce solare, infatti, stabiliva obbligatoriamente l'esistere di 'ore corte' in autunno e inverno e 'ore lunghe' in primavera ed estate. Quanto detto è davvero fondante per non proiettare la noia contemporanea, nata con la suddivisione standard di ore e minuti e che ha invaso persino l'ambiente più sacro della vita, la casa di Dio e della sua Chiesa.
Il giorno orante iniziava con il 'mattutino', a mezzanotte, a differenza delle antiche e medievali tradizioni che ponevano alla celebrazione del Vespro, dopo il tramonto del sole, un più sapiente inizio del ciclo giornaliero.
Di primo mattino, poi, la preghiera fraterna introduceva il primo ampio spazio di meditazione e, prima o dopo di esso, la celebrazione delle Lodi e della Santa Eucaristia. Le cosiddette 'ore minori' (prima, terza, sesta, nona, corrispondenti alle nostre ore 6*, 9, 12, 15) partizionavano il tempo dedicato al lavoro o allo studio. All'ora dei vespri, oltre alla celebrazione dell'omonima liturgia, si viveva, in genere, il secondo ampio tempo di meditazione. L'ora di 'compieta', antecedente la prima fase del riposo notturno, concludeva l'intensa, serena, semplice, austera giornata spirituale dei Frati.