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Il refettorio e la cucina

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refettorioDebitamente esposto alla luce solare, lo spazio conventuale destinato alla preparazione e all'assunzione comunitaria del cibo, era uno dei fulcri dell'abitato sacro.

Il luogo dove i frati si trovavano per mangiare, di forma rettangolare, era identificato dal termine 'refettorio', dal verbo latino 'reficere', da cui anche l'italiano 'rifocillarsi' e 'refezione'.
Sui lati e a volte su pedana lignea, erano disposti semplici tavoli, in legno massiccio, noti al mondo degli antiquari con il nome di 'fratini'. Su di essi, senza tovaglie, i commensali procedevano ad assumere i pasti, preparati dal frate addetto alla cucina.
La parete stretta, sotto la quale era posto il tavolo del guardiano e degli ospiti o frati di passaggio, era impreziosita da un quadro, dedicato in genere all'ultima Cena del Cristo o alla Cena del risorto con i due discepoli di Emmaus. L'atmosfera che accompagnava i momenti della refezione comunitaria cambiava in continuazione nel corso delle settimane e delle stagioni: lo spazio 'assorbiva' in modo totale il mutamento della luce naturale e induceva effetti dinamici molto salubri e gradevoli.

I profumi semplici delle vivande, per lo più derivate dalla coltivazione diretta nell'orto aggiungevano valore alla proclamazione parziale della Sacra Scrittura o di altri libri spirituali durante pranzo e cena.
Ricondurre i turisti e l'umanità industrializzata occidentale a contatto con la qualità semplice della mensa cappuccina è un obiettivo prioritario per il convento ericino. L'itinerario non è immediato e facile; conserva tuttavia uno speciale fascino culturale e spirituale, comparabile con l'atmosfera dei monasteri zen.