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Vita dei Cappuccini nei primi decenni di fondazione

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Il modello originario per la vita dei Frati Cappuccini nella prima metà del secolo XVI è sempre ricavabile dalla lettura del Testamento di Francesco d'Assisi e da testi dei primi suoi compagni come la nota Legenda antiqua, oggi nota con il nome di Legenda perugina (FF 1977) o Compilazione d'Assisi (FF 2004).

I luoghi di riferimento per le prime abitazioni dei frati nella Riforma cappuccina sono il tugurio di Rivotorto e le capanne di frasche costruite attorno alla piccola Chiesa di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola.
Anche in questo tipo di opzione estremamente semplice e austera, troviamo delle evoluzioni, specialmente per quanto riguarda l'avvicinamento ai centri abitati. In genere, infatti, ci si installava a distanze considerevoli, onde favorire lo spirito di contemplazione e di penitenza. Ma le esigenze ineludibili dettate dalla salute e dall'età dei frati, consigliarono ben presto di avvicinarsi ai centri abitati o, se già ivi residenti, come nel caso di Roma, di passare da aree malsane e umide ad aree più salubri. 


Ma questi passaggi e adattamenti non erano sempre immuni da contrasti interni nella comunità di frati, in particolare tra il nucleo tradizionale e quello dei giovani, più aperto e disponibile ai mutamenti di stile abitativo e di ritmi di vita e lavoro.
Se leggiamo con attenzione le Cronache, sia generali che regionali, noteremo particolari che si illuminano soltanto a condizione di individuare e comprendere le esigenze di adeguamento che si presentarono a volte in forme conflittuali  drammatiche. Ci riferiamo ad esempio agli anni '70 e '80 del Cinquecento cappuccino, con le vicende di padre Gerolamo da Montefiore, vicario generale dell'Ordine.
Dopo queste considerazioni siamo pronti a leggere e comprendere testi classici per lo stile delle origini cappuccine come la nota Ratio vivendi fratrum, redatta da un cronista della prima ora come p. Bernardino Cioli da Colpetrazzo oppure le varianti biografiche nel racconto del medesimo in merito alle vicende terrene del primo vicario provinciale di Sicilia, padre Pietro da Mazara.